Libertà è partecipazione
"Uniti Come Api Laboriose Per Il Bene Della Comunità"
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OBIETTIVI & PROGRAMMI

L’Alveare è un laboratorio di idee in continua formazione, il nostro percorso si arricchisce di giorno in giorno, così come la nostra formazione personale e di gruppo si consolida e matura nel confronto e nell’ascolto.
Le pagine che seguono sono spunti di riflessione che si prefiggono lo scopo di ampliare e consolidare nel tempo il nostro progetto politico al fine di arrivare al prossimo confronto elettorale forti di una testimonianza maturata negli anni riproponendoci come legittima e valida alternativa ad una visione classica di fare politica, nel segno della trasparenza e della partecipazione.
C’è uno slogan che ci piace usare: “Noi non siamo vicini alla gente, noi siamo la gente”. E’ uno slogan impegnativo che non ci deve far mai dimenticare che dobbiamo ascoltare tutti, ma soprattutto vogliamo far sapere che siamo disponibili ad accogliere tutti e a dar voce alle istanze giuste di tutti.
Questo spazio, dunque, si arricchirà nel tempo di altri contributi.


    Il compito di una presenza culturale
    Non basta pensare a cosa fare, bisogna anche pensare a cosa dire, a che cosa rimane del nostro impegno. E dobbiamo pensare anche che c’è una generazione che ci guarda, che chiede di capire e di confrontarsi.
Allora c’è bisogno, anche e soprattutto, di una presenza culturale. Oggi c’è stato un ritiro del mondo culturale dalla politica. Si è creata così una politica apatica, superficiale. Bisogna tornare ad una programmazione globale dello sviluppo sociale e di quello economico. Ma per far questo occorre ritornare allo studio approfondito dei problemi. L’impegno politico dei cattolici, e quindi anche il nostro impegno, è indispensabile perché, al di là delle formule organizzative e degli schieramenti, alimenta una elaborazione culturale al servizio del bene comune. Nel nostro movimento c’è una ispirazione sociale indispensabile per fare una buona politica, ma occorre ricominciare a scrivere, a produrre cultura al servizio della politica.
Penso, allora, che “dobbiamo scegliere di scommettere sulla cultura e sull’elaborazione culturale come condizione per una azione sociale non ripiegata su pragmatismo contingente, ma capace di guardare al futuro, con un pensiero progettuale che sappia misurarsi con le sfide di questo tempo”.

La nostra presenza alle elezioni regionali del 2005
    Le elezioni regionali dell’aprile di questo anno sono state faticose e difficili. Nonostante il risultato complessivamente insoddisfacente, non siamo affatto pentiti di aver voluto sostenere questa prova. Certo le liste civiche aderenti a Governo Civico erano veramente poche (sei) per sperare di più, e per di più radicate in città di media e piccola grandezza. Nei territori di origine, all’interno di una coalizione di centro-sinistra composta di sette partiti, una lista si è piazzata al terzo posto e tre liste si sono piazzate al quarto posto, nonostante un simbolo nuovo (completamente sconosciuto) diverso dai simboli delle rispettive liste. Certo la media provinciale, e ancor più quella regionale, fatta da oltre 250 Comuni, ci ha dato poche speranze.
Ma nonostante ciò in quella esperienza ci sono stati molti aspetti positivi, tra i quali quello di aver costituito una piattaforma tangibile e visibile attorno a cui aggregare altre forze, aver avuto la possibilità di dire la nostra sul programma di coalizione, aver ottenuto attestati di serietà e coerenza da molte persone ed istituzioni, aver creato un gruppo dirigente regionale che si appresta a lavorare insieme su alcuni temi comuni, nell’interesse dei rispettivi territori, ecc.

La politica a livello comunale
    Il nostro giudizio sui primi quindici mesi di questa amministrazione di centro-destra non è positivo. E non tanto per quello che ancora non è stato fatto rispetto agli impegni presi, anche se sono praticamente gli stessi già disattesi nella precedente legislatura. E neppure per il mancato decollo del Polo Universitario, per la gravissima mancanza dopo decenni di un piano regolatore, o  per la carente gestione della macchina amministrativa, e così via.
I motivi sono ben più gravi e pericolosi. Sono motivi legati al “senso della cosa pubblica” considerata cosa privata; sono legati alle poche idee chiare in merito alle politiche sociali; sono legate alla eccessiva disponibilità di fronte ai forti poteri lobbistici; sono legati alla concezione liberista in cui non ci sono più diritti ma solo libertà; in cui ogni interesse diventa legittimo se non è vietato dalla Legge. Ci preoccupa la gestione del potere per fini personali e la destinazione dei tributi e del patrimonio pubblico a proprio piacimento, senza neanche sentire il dovere di risponderne alla collettività. E ci preoccupa il fatto che si pensa allo sviluppo della città solo come opportunità di crescita e non anche come luogo in cui salvaguardare un equilibrio utile per una miglior qualità della vita. Riteniamo questo uno dei pilastri fondamentali del nostro impegno, che non dobbiamo mai mancare di sostenere, operando sempre con una capacità critica priva di pregiudizi e di vincoli di schieramento.

Il nostro impegno da cattolici (e non di cattolici)

Le radici di un impegno
    Le radici del nostro impegno saranno presto impresse in una Carta Programmatica che ribadisca i principi per noi fondamentali  come la Solidarietà; il Sostegno e la protezione dei più deboli; l’Accoglienza; la Sussidiarietà; la Democrazia economica; Etica ed economia; la Salvaguardia dell’ambiente; la Pace e la nonviolenza; la Famiglia; la promozione della Vita come nuova questione sociale; sistemi di Welfare di Sussidiarietà, l’Immigrazione, la Cultura.
Un altro nostro impegno prioritario, allora, dovrebbe consistere nell’aprire un tavolo permanente di confronto e di collaborazione tra i cattolici presenti in qualsiasi schieramento, purché desiderosi di lavorare per questi obiettivi.

Il rapporto con la Chiesa locale
    La ricchezza del legame costante con le parrocchie e con il lavoro pastorale è estremamente importante.  La chiesa sostiene la necessità di “ridare speranza”. Speranza e cambiamento sono state dichiarate le parole d’ordine su cui riflettere. Ed è questo il terreno comune su cui dobbiamo lavorare poiché anche nella politica occorre ridare speranza nel cambiamento, specie ai giovani, ma anche a tutte quelle persone che l’hanno persa.

Il rapporto con le associazioni di volontariato
    Il motivo per cui alcuni di noi hanno scelto di impegnarsi in politica, è conseguente alla consapevolezza della necessità di salvaguardare il lavoro fatto fino ad ora in maniera diretta e senza più deleghe a partiti e uomini politici, perché questi non ci garantivano più.
Oggi la situazione non è affatto migliorata, anzi è sicuramente peggiorata. Allora pur rappresentando direttamente tante istanze, c’è ne sono altre che ancora non riescono a far sentire la loro voce.  Comunque non riescono ad incidere come vorrebbero. Serve quindi recuperare un confronto periodico con tutte le associazioni di volontariato della nostra città e non solo.
Dobbiamo essere al loro servizio in maniera costante ed organica. Dobbiamo instaurare un legame forte perché dobbiamo dare peso politico a tutte le istanze sociali e civili più impegnate al servizio del paese, dobbiamo, in poche parole, dare voce ai diritti.

Il rapporto con le esperienze laiche
    Il nostro stile non è mai stato, e non sarà mai, di tipo confessionale. Quindi nonostante la nostra chiara ispirazione non ci sottrarremo mai al confronto ed alla collaborazione con altre esperienze laiche. Anzi in questi ultimi mesi, dobbiamo ammettere che abbiamo trovato una sintonia con alcuni partiti, movimenti, associazioni laiche, molto bella e proficua. Per cui dichiariamo fin d’ora la volontà di aumentare le occasioni di confronto e di lavoro comune su alcuni temi, ma più in generale su che tipo di società vogliamo costruire per il futuro, in particolar modo a salvaguardia dei più importanti beni comuni.

L’impegno a riaccendere il dialogo

Lo spirito da “pontieri”
    La costruzione di una comunità politica deve basarsi sulla ricerca del bene comune. Ma senza il dialogo è impossibile individuare il bene comune. La crisi politica di oggi è una crisi di cultura ed è una crisi di dialogo. In politica il dialogo è fondamentale. Le cose migliori sono state costruite quando ha funzionato il dialogo tra soggetti culturali diversi (vedi la Costituzione). Oggi il bipolarismo ha creato degli steccati molto pericolosi. Non si può vedere l’avversario politico come un nemico. Come uno da delegittimare ed insultare. La logica del “chi non è con me è contro di me” in politica è inconcepibile.
Allora noi dobbiamo promuovere il dialogo. Innanzitutto il dialogo tra i cattolici, e poi il dialogo tra soggetti culturali diversi e tra i partiti.

“Il compito primario dei laici cattolici impegnati nel sociale e nel politico è di alimentare il confronto e il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, alla ricerca di soluzioni condivise, senza mettere la sordina alle proprie convinzioni di fondo in tema di difesa e promozione della vita, famiglia, lavoro, volontariato, educazione, scuola, sanità, welfare, ecc. La bussola di questo impegno resta ancorata alle tre dimensioni della solidarietà, sussidiarietà e democrazia associativa, coniugate in chiave di senso di responsabilità, in quanto alla cultura dei diritti individuali, va affiancata l’etica del dovere e il necessario dialogo e discernimento comunitario per la ricerca del bene comune”
(dal manifesto costitutivo di Reteinopera)

    Se il compito principale che ci assumiamo è alimentare il dialogo, allora dovremo essere come il genio militare che durante la guerra si occupava essenzialmente di costruire ponti. Il Genio pontieri.

Il rischio della democrazia
   Oggi, in politica, siamo in una fase molto delicata di transizione tra l’empasse dell’attuale democrazia e verso nuove forme di democrazia, pena il suo ritorno indietro rispetto alle conquiste civili e sociali fin qui raggiunte. (Diceva Monnier “Una democrazia che non progredisce, allora regredisce”.)
   Un esempio è che si affermano diritti, che tali non sono. Si creano o si eliminano diritti a colpi di maggioranza. Si afferma la dittatura della maggioranza. Il radicalismo dei diritti è l’antipolitica. La politica oggi non sa più parlare di uguaglianza e di solidarietà, perché predomina la frammentazione.  Per ricondurre tutti coloro che si sono impegnati in politica, nei vari partiti, al dialogo e al senso di responsabilità, nonché ad una maggiore moralità, è fondamentale:
“una attenzione inadeguata verso la dimensione morale che conduce alla disumanizzazione della vita associata e delle istituzioni sociali e politiche”
   “I partiti politici hanno il compito di favorire una partecipazione diffusa e l’accesso di tutti a pubbliche responsabilità. I partiti sono chiamati ad interpretare le aspirazioni della società civile orientandole al bene comune, offrendo ai cittadini la possibilità effettiva di concorrere alla formazione delle scelte politiche”.
Se non riusciremo a dare il nostro contributo su queste cose, penso che potrebbe essere veramente a rischio la democrazia stessa.

Da qui al 2009
   In occasione delle elezioni comunali del 2004 abbiamo contribuito a costruire un programma che è ancora in gran parte da realizzare e su cui dovremo fare tante battaglie, pur coscienti delle nostre reali possibilità di incidere dalla posizione in cui ci troviamo.
Ma dovremo soprattutto dimostrare che abbiamo capacità, determinazione, le giuste motivazioni e le adeguate competenze per proporci di contribuire a governare la città nei prossimi anni.
Dovremo presentarci nel 2009 ai cittadini con la credibilità giusta per affrontare qualsiasi sfida. Certo questa nostra disponibilità ci sarà solo a determinate condizioni.

I beni comuni e la gestione dei servizi pubblici
   “I beni comuni non sono solo l’aria, l’acqua, le risorse naturali ed energetiche ma lo sono anche in pari misura la salute, l’istruzione, il lavoro dignitoso, la libertà d’associazione, d’espressione e di manifestazione, l’informazione libera e indipendente, la democrazia, la pace”.
   Allora le battaglie da fare sono tante. Così come potrà essere una grande battaglia invertire una tendenza alla privatizzazione generalizzata di tutto ciò che produce reddito, compreso la privatizzazione di diversi di quei beni comuni che ho citato.
L’erogazione di servizi essenziali deve rimanere strettamente sotto il controllo pubblico. Altrimenti la condivisione e la solidarietà andranno a farsi friggere e tutto diventerà una merce da vendere a chi se la potrà permettere. Ovviamente anche la gestione pubblica avrà bisogno di nuovi strumenti e di nuovi metodi di gestione dei servizi essenziali per la vita umana, non solo dal punto di vista materiale ma anche spirituale.
    Occorre superare la dicotomia pubblico-privato e la relativizzazione dei comportamenti etici per recuperare l’integrità e la non separatezza dei valori: libertà, difesa della vita, giustizia sociale, ambiente.
Una prima grande battaglia che dovremmo affrontare è quella per la non privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato.

La famiglia
    Mai argomento è stato così delicato come in questo momento. E mai come oggi la famiglia è diventata il crocevia dove imboccare la strada giusta per ridare speranza in un futuro migliore per il nostro Paese.
Un buon programma politico dovrebbe considerare “la famiglia una risorsa e non un soggetto bisognoso di aiuto. Una politica per la famiglia non è fatta di interventi assistenziali ma deve puntare a promuovere e a valorizzare la capacità della famiglia di autoprodurre i servizi di cui ha bisogno”.
Allora dobbiamo tornare a chiedere con forza interventi coerenti con questo enunciato in tutti i livelli possibili.
Dobbiamo riproporre l’applicazione di tutta la fiscalità su base familiare e non individuale, dobbiamo individuare strumenti concreti di sostegno delle scelte di paternità e maternità; dobbiamo chiedere facilitazioni per il reinserimento nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli; dobbiamo optare per forme di sostegno alle scelte di cura che prevedono la permanenza in famiglia dei membri deboli. E potrei continuare ancora. Voglio solo sottolineare che il tema della famiglia deve diventare uno dei principali cavalli di battaglia nei prossimi anni.

    Ovviamente, volendo occuparci a fondo di questo tema, non potremo sottrarci al dibattito in corso sulle forme di regolamentazione delle varie tipologie di unioni.
Una delle proposte fatte negli ultimi mesi, prevede un contratto, riconosciuto dalla legge, tra due persone conviventi, volto a garantire una serie di diritti che si trasmettono da una persona all’altra e che discendono dalla loro vita in comune.
Non vi è dubbio che un tale tipo di contratto abbia risvolti etici. Probabilmente è esagerato considerarlo un grave attentato alla famiglia fondata sul matrimonio, perchè tale contratto non implica, e non può implicare, una totale equiparazione dei diritti dei conviventi a quelli che compongono la famiglia tradizionale.
La crisi che attraversa la famiglia fondata sul matrimonio non è certo causata da dispositivi legislativi, ma piuttosto la perdita del significato dell’unione di coppia è conseguente ad una tendenza generalizzata alla privatizzazione frutto dell’individualismo proprio della nostra cultura, nonché alla mancanza di un sostegno reale nei confronti della famiglia.
    La risposta che si deve dare, sul terreno politico, ad un fenomeno comunque di vaste dimensioni, va formulata sulla base dei criteri di una etica pubblica frutto del confronto allargato tra le diverse componenti della società.
    Un’etica che deve poter considerare legittimo il ricorso a un istituto giuridico che ha come obiettivo la tutela dei diritti della persona, anche se ovviamente questo tema andrà approfondito in tutti i suoi aspetti.

La responsabilità di amministrare la cosa pubblica e il bilancio partecipato
    Nel nostro programma elettorale c’era un passaggio che vogliamo far tornare di attualità ogni giorno del nostro impegno. Dicevamo: “la partecipazione innanzitutto: la città appartiene ai suoi abitanti e sono i suoi abitanti a progettare il futuro della città. La partecipazione non si realizza solo alla scadenza elettorale, ma ogni volta che una collettività si trova d fronte a decisioni importanti che condizionano la propria vita presente e futura. Occorre, in questo senso, un preciso investimento politico a sostegno della partecipazione perché significa mettere il cittadino nelle condizioni di offrire un proprio contributo in ordine alle strategie più importanti, agli atti di programmazione che più toccano la vita quotidiana, alla stessa articolazione annuale delle entrate e delle spese”.
 Non dobbiamo stancarci mai di chiedere trasparenza e partecipazione. E giudicheremo severamente sulla loro attuazione.

La qualità della vita nella città
    Nella nostra città, stanno per essere prese decisioni importanti. Il nuovo PRG, e le paventate varianti, rischiano di compromettere seriamente la qualità della vita nella nostra città. Decisioni sulla futura destinazione di aree importanti, ma lo stesso controllo del traffico, la previsione di servizi per l’infanzia e per gli anziani, le politiche giovanili, la regolazione del commercio, e tanto altro ancora rischiano di essere decisi con superficialità, senza una attenta analisi di cosa ogni variazione apportata possa incidere sulla qualità della vita di noi cittadini. Non sono cose di poco conto, e una volta decise non si possono modificare facilmente ma potrebbero compromettere un difficile equilibrio per moltissimi anni. Su queste cose dovremmo chiamare a raccolta tutti i cittadini di buona volontà di ogni schieramento. 
    Certo tutti i temi sono importanti e ve ne sono tanti altri da considerare alla stessa stregua di quelli citati. Ma occorre individuare alcune priorità per dosare saggiamente le energie. Comunque di sicuro un metodo trasversale a tutti i temi ci deve contraddistinguere: la ricerca del confronto, della partecipazione e del consenso della gente.

Dimostrare cos’è il bene comune
   Dimostrare cos’è il bene comune, di fronte agli egoismi e particolarismi che ci sono oggi non sarà facile, e talvolta sarà impopolare. In alcuni casi sarà necessario dire dei no a chi chiede delle cose solo per salvaguardare i suoi interessi, pur legittimi, a scapito degli interessi generali. C’è un proliferare di istanze, di comitati pro-interessi, molti parziali, che dovremo avere il coraggio di denunciare che non perseguono il bene comune. Non sarà facile farlo capire. Ma è un ragionamento serio intorno al concetto stesso di bene comune, che noi vogliamo aprire ed alimentare. (Che fa il paio, peraltro, con il Senso dello Stato e con la responsabilità di gestire la cosa pubblica).
Qui sta la nostra grande scommessa. Se dopo di noi si sarà recuperato maggiormente questo concetto, avremmo fatto molto di più di quello che le nostre battaglie su singoli aspetti avranno ottenuto.
dalla dignita’, dall’unita’ e dall’uguaglianza di tutte le persone deriva innanzitutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso.
    Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”.
    Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.” (DSC 164).
 
G.A.S. Alveare

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