Veltroni
presenta le riforme per
cambiare l’Italia
"La
democrazia italiana è malata...
sta andando in crisi per assenza di capacità di decisione ,
per la prevalenza della logica dei veti delle minoranze sulle
decisioni delle maggioranze"
L’incipit
del candidato leader del
Partito Democratico, Walter
Veltroni, alle "sue"
riforme non poteva essere più chiaro
sull’obiettivo che
intende realizzare.
Il sindaco di Roma ha scelto il Corriere della Sera per
presentare i punti del suo programma.
Ci sono delle
novità assolute. Come
il voto ai sedicenni alle elezioni amministrative o
il
riconoscimento ex lege delle quote rosa.
Altre, se pur nella
versione margherita/ds, sono intercettate, e fatte proprie, dal
background del centro destra. Sono facilmente riconoscibili: primo
ministro più forte, federalismo fiscale, superamento del
bicameralismo perfetto, drastica riduzione dei parlamentari. Del
Veltroni buonista, mediatore, sono rimaste poche tracce. Nelle vesti
di leader politico, decisionismo e fiuto politico hanno preso il
sopravvento.
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Vediamo nel dettaglio quali sono le dieci riforme:
Primo:
superare l'attuale bicameralismo perfetto, assegnando alla Camera la
titolarità dell'indirizzo politico, della fiducia al governo
e
della funzione legislativa e facendo del Senato la sede della
collaborazione tra lo Stato e le autonomie regionali e locali. Senato
e Camera manterrebbero potestà legislativa paritaria nei
procedimenti di revisione costituzionale.
Secondo:
operare una drastica riduzione del numero dei parlamentari, coerente
con la specializzazione delle due camere: 470 deputati e 100 senatori
porterebbero l'Italia al livello delle altre grandi democrazie
europee come quella francese alla quale sempre di più
dobbiamo
saper guardare.
Terzo: riformare la legge elettorale, in
modo da ridurre la assurda frammentazione e favorire un bipolarismo
basato su competitori coesi programmaticamente e politicamente. Il
governo sarebbe così capace di assicurare l'attuazione del
programma per il quale è stato scelto dagli elettori, come
in
tutte le grandi democrazie europee. E, infine, la ricostruzione di un
rapporto fiduciario tra elettori ed eletti, mediante la previsione
per legge di elezioni primarie per la selezione dei candidati. Tutto
questo è ora reso ancora più necessario dalla
positiva
sfida del referendum.
Quarto:
rafforzare decisamente la figura del Presidente del Consiglio, sul
modello tipicamente europeo del governo del primo mini-stro, in modo
da garantire unitarietà e coerenza all'azione di governo e
coesione alla maggioranza parlamentare, attribuendogli, ad esempio,
il potere di proporre nomina e revoca dei ministri al Presidente
della Repubblica.
Quinto:
rafforzare il sistema di garanzie nel sistema maggioritario e
bipolare, in modo da scongiurare qualunque rischio di dittatura della
maggioranza o di deriva plebiscitaria, prevedendo quorum rafforzati
per la modifica della prima parte della Costituzione e per l'elezione
delle cariche indipendenti, uno Statuto dell'opposizione,
l'attribuzione alla Corte costituzionale delle controversie in
materia elettorale, norme rigorose contro il conflitto d'interessi.
Sesto:
previsione di una corsia preferenziale, con tempi certi, per
l'approvazione dei disegni di legge governativi e voto unico della
Camera sulla legge finanziaria nel testo predisposto dalla
Commissione Bilancio, sulla falsariga dell'esperienza inglese.
Settimo:
escludere nei regolamenti parlamentari la costituzione di gruppi che
non corrispondano alle liste presentate alle elezioni e rivedere le
norme finanziarie che oggi premiano la frammentazione, comprese
quelle sul finanziamento pubblico dei partiti e della stampa di
partito.
Ottavo:
completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti
più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle
forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a
statuto ordinario alle autonomie speciali, con uno sguardo
particolare alle grandi aree metropolitane.
Nono:
attuare l'articolo 51 della Costituzione, prevedendo almeno il 40 per
cento di candidati donne e di capilista donne a pena di
inammissibilità delle liste. Il Partito democratico
applicherà
alle proprie liste la quota del 50 per cento.
Decimo:
riconoscere il voto ai sedicenni per le elezioni amministrative,
valorizzandone l'apporto di freschezza e di entusiasmo essenziale per
la rivitalizzazione della democrazia e al tempo stesso la funzione di
responsabilizzazione, di socializzazione e di apertura, essenziale
nel delicato percorso dall'adolescenza alla maturità.
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