Ecco il Nuovo Piano Sanitario Regionale
“La
situazione del sistema sanitario delle Marche presenta una struttura
diversificata, polverizzata e frammentata, con una organizzazione
delle attività clinico-sanitarie raramente in logica di rete
sovra zonale e regionale, con una insufficiente organizzazione a rete
dell’assistenza territoriale e dell’integrazione
socio-sanitaria,
e con un sistema dell’emergenza da consolidare in termini di
operatività, localizzazione delle strutture e livelli di
coordinamento. Si impone quindi il passaggio da una logica di
assistenza basata su strutture e posti letto ad una logica basata
sulle funzioni, che si devono svolgere dentro e fuori le
strutture.”
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Inizia così la
prima pagina del PSR, approvata dalla Giunta Regionale il 29 maggio
2007 e che ora verrà sottoposto ad una ampia consultazione
delle forze sociali e politiche, prima della sua definitiva
approvazione prevista per il mese di luglio.
Nelle
complessive 540 pagine del Piano vengono quindi affrontati la maggior
parte dei problemi che oggi attanagliano la sanità
marchigiana.
L’obiettivo
dichiarato è il superamento della frammentarietà
dei
servizi ed il raggiungimento delle dimensioni utili per garantire la
funzionalità e l’economicità delle
Unità
Operative, possibile solo correlandole ad un bacino di utenza
sufficiente/necessario che dovrebbe essere rappresentato
dall’Area
Vasta (di fatto un livello provinciale).
Si
prevede di realizzare un sistema sinergico che integra la funzione
sanitaria, diagnostica e terapeutica, con le funzioni di ricerca e di
didattica in una organizzazione a rete in cui, la presenza di Centri
di Riferimento Regionale con “alte
specialità”, si lega
con gli Ospedali di Rete e, in un ambito più locale e con
funzioni limitate, con gli Ospedali di Polo.
Quindi
il Piano passa ad una analisi dei 199.679 ricoveri ordinari (dati del
2005), delle caratteristiche delle 49 strutture ospedaliere presenti
nelle Marche (di cui il 30% privato accreditato, mentre i posti letto
sono concentrati per più dell’80% nelle strutture
pubbliche), della disomogeneità della popolazione delle 5
Aree
Vaste (si passa da 461.000 abitanti dell’Area Vasta di Ancona
a
153.000 abitanti dell’Area Vasta di Fermo) e dei loro bisogni
sanitari, delle 24.209 persone che hanno preferito andare nelle
regioni limitrofe (mobilità passiva) con una forte incidenza
di interventi nei settori dell’ortopedia e della
cardiochirurgia.
Ci sono spunti
interessanti, come la constatazione
che sia possibile ridurre le liste di attesa facendo
“lavorare” i
sistemi tecnologici anche dalle ore 14 alle ore 20 e non solo al
mattino, che le attuali strutture ospedaliere sono erroneamente
basate sul modello della divisione/reparto autonomo ed
autosufficiente anziché con modelli dipartimentali in cui le
aree di degenza strutturate sulla modulazione
dell’intensità
assistenziale, come ci sia la necessità di aumentare la
dotazione tecnologica e di far “circolare” i dati
sulle reti
informatiche, come sia opportuno aumentare la ricerca, studiando di
più le tipologie di cura, al fine di ridurre il problema dei
“posti letto”.
Ma al fondo c’è una eccessiva visione
economicista-aziendalista, comprensibilmente dovuta alla
necessità
di rispettare un piano di risanamento del deficit sanitario
nell’arco
di tre anni (elemento vincolante del compenso pattuito con il nuovo
manager del Servizio Sanitario), ma che rischia di distorcere la
visione a cui si deve ispirare un corretto “piano per la
salute”
della popolazione di un territorio.
Quanto prima l’Alveare
organizzerà una iniziativa di confronto pubblica, su un tema
così rilevante.
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