L’integrità
morale, una pre-condizione
di una politica per il bene comune
Stiamo leggendo in questi
giorni sulla stampa nazionale e locale l’alzarsi di un coro
unanime
di pseudo moralizzatori che, con grande enfasi lanciano
l’allarme
sul malcostume della politica nostrana a qualunque livello. La cosa
che più mi rattrista è constatare che coloro che
oggi
si fanno portatori di un concetto di “radicale
ripulitura”
dell’agone politico, sono gli stessi che in
questi anni hanno contribuito a distorcere questo sistema e fino a
ieri hanno goduto dei vantaggi e di privilegi che da esso derivano.
Scherzi della politica direbbe qualcuno!
|
Ma
per noi dell’Alveare
il problema è troppo serio per scherzarci o specularci
sopra,
e va letto sotto un duplice aspetto: da un lato occorre recuperare
con forza il concetto di legalità, tema sul quale non ci
piace
speculare e lasciamo che altri facciano bene il loro lavoro. Ma
troppo spesso frutto di strumentalizzazioni che ottengono solo
l’effetto di allontanare ulteriormente i cittadini dalla
politica e
di criminalizzare, in maniera qualunquistica, tutti i politici, anche
coloro che si comportano con passione e con le necessarie
motivazioni.
Poi
occorre recuperare il concetto di moralità, a cui anche la
politica deve rispondere.
Legalità e moralità: se la
prima è un obbligo, la seconda è un dovere.
Moralità
significa che coloro che hanno responsabilità politiche o
istituzionali devono condividere i problemi sociali delle
comunità
da essi governate, ossia esercitare la pratica del potere con spirito
di servizio tramite quelle virtù (prudenza, modestia,
carità)
che consentono di assumere come finalità ultima del proprio
mandato il bene comune e non il prestigio o l’acquisizione di
vantaggi personali.
Infine occorre da parte dei politici senso di
responsabilità: chi ha cariche pubbliche non può
usare
le debolezze altrui, una forma di violenza da cui non si può
tornare indietro e che danneggia la credibilità delle
Istituzioni.
La
pratica del potere con spirito di servizio è una dimensione
che va assolutamente recuperata, ma questo si può fare solo
aumentando il “tasso di democrazia”, ossia
limitando i politici
cosiddetti “professionisti” e pretendendo una
alternanza costante
dei ruoli. Chi fa politica da molti anni non riesce più a
percepirla come un contributo “temporaneo” alla
comunità
in cui vive, e si lascia prendere da meccanismi distorti e non
corretti, che tendono a garantire un perpetuarsi delle proprie
posizioni di potere.
Senza
l’alternanza ed una maggiore partecipazione di tutti i
cittadini
alla vita politica, può diventare a rischio la stessa
democrazia.
Il
compito delle Istituzioni è quello di rendere accessibili a
tutte le persone i beni necessari (materiali, culturali, morali e
spirituali) per condurre una vita dignitosa, quindi chi governa deve
garantire questa accessibilità, e l’opposizione
deve
esercitare una funzione di controllo e di verifica affinché
tutti i diritti, anche quelli dei più deboli, siano
rispettati
Per
questo deve essere reintrodotta una dialettica serena e costruttiva
tra maggioranza ed opposizione, che non può che essere
costruita sul massimo della trasparenza possibile.
Trasparenza che, noi
dell’Alveare, lamentiamo essere troppo scarsa a tutti i
livelli, in
tutti gli ambiti politici e in tutte le Istituzioni.
Giuseppe
Iachetti
(Presidente dell’Alveare)
Lara
Caponi
Regnicoli Marco
(Consiglieri Comunali
dell’Alveare)
|