Il
Perché di una Regione al “Plurale”
Da
qualche giorno abbiamo capito perché la regione Marche fosse
rimasta l’unica regione al plurale.
Non
solo perché al nord del territorio hanno la “
z”
arrotondata, pensano alla piadina ed al lambrusco ed invece dalle
nostre parti si raddoppiano le consonanti in luogo della
“g”
dolce, non si usa la “ v” al posto della
“b” ed i nostri
costumi e tradizioni hanno reminiscenze borboniche.
Da
martedì la Val Marecchia ci ha insegnato che le Marche sono
al
plurale perché disomogenee e poco solidali e, aggiungo,
troppo
legate al capoluogo di regione ed ai confini di fatto. Infatti le
vere Marche vanno dall’Aso fino all’Esino o poco
oltre.
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Il
referendum del nord della regione così lontano ( da Ascoli
si
arriva prima a Foggia), insegna come situazioni esasperate di confine
non vanno sottaciute od ingoiate, con clima di rassegnazione
all’ineluttabile destino, ma urlate fino alla minaccia di
estreme
conseguenze.
Il
Piceno, dopo la mortificante divisione con Fermo, per la quale si
sono adoperati, sbracciati, spesi tutti i marchigiani che potevano
contare, rischia di vivere lo “ status” di zona
franca, né
Marche, né Abruzzo, né Lazio, né
Umbria, con
tutte le conseguenze del caso.
Ecco
perché la Val Marecchia ci insegna che questa regione deve
temere di perderci perchè riconsideri questo territorio, da
loro ritenuto di confine in tutti i sensi, anche perché poco
marchigiano per le motivazioni sopra elencate.
Con
questo epocale evento avvenuto nel Montefeltro vorremmo sottolineare
che la valle del Tronto ed il suo capoluogo non possono essere solo
luogo ideale per depuratori, discariche, siti per popolazioni erranti
( con tutto il rispetto per queste situazioni), poi si antepone la
quadrilatero all’ammodernamento della Salaria, si tace su
quello
della Piceno - Aprutina per Teramo, si ignora il Piceno sul problema
delle tre corsie dell’autostrada che si ferma a Pedaso.
Appunto
perché oltre è Piceno e non è Marche.
Per
questo il costituendo comitato interprovinciale o meglio
interregionale che dovrebbe vedere l’unione di territori di
margine
, da Amatrice a Norcia fino al fiume Salinello servirà
proprio
a manifestare quello che la Val Marecchia ha ufficializzato con un
dirompente referendum.
E
questa sarà l’occasione perché Ascoli
ed il suo
territorio non si adagi ad essere per sempre la periferia di Ancona
ma il capoluogo di una grande provincia di fatto che vada oltre il
segno rosso sulle cartine geografiche.
Visto
poi che un autorevole parlamentare ulivista delle Marche, che si
è
consumato per proporre emendamenti per salvare la provincia di Fermo
( ma, mi domando, non ha preso voti anche nel Piceno ?) , ha indicato
per la Val Marecchia l’applicazione dell’art. 116
della
Costituzione ( forme speciali di autonomia per territori di
confine),ciò vale solo per territori che minacciano di
abbandonare la regione, o anche per coloro cui va riconosciuto una
forma di danno per l’impopolare, inopportuna, unilaterale
divisione
della provincia ?
Credo
che sia l’occasione per chiedere a gran voce una
considerazione
diversa ed un trattamento a parte rispetto a quella di indesiderati
ospiti. Così come, pare, lo siano nelle rispettive
circoscrizioni amministrative l’alto Lazio, la val Vibrata e
l’agro
norcino.
Già
qualche associazione di categoria ha le idee chiare, similmente
qualche ente di secondo grado rimarcando che, è vero, tutto
il
mondo è paese e tutti hanno province di confine nel panorama
nazionale ma credo che sia unico il caso truentino con un capoluogo
così marginale, storicamente così indipendente,
ed una
valle così forte sia socialmente che economicamente.
Ma
sarà fondamentale il coinvolgimento della base, dei comitati
spontanei, di intese bi-partisan
(guardate
Fermo) se ciò che si lamenta sia estemporaneo disagio, o
come
credo, al di là di ipotetiche secessioni o annessioni, vero
isolamento e distacco, soprattutto storico e culturale.
Certo
è che non è colpa nostra se nelle occasioni in
cui ci
chiamano marchigiani noi non ci giriamo neppure, credendo si
riferiscano alla persona accanto.
Armando
Falcioni
Sindaco
di Maltignano (AP)
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