La
complessa vicenda ha visto il ruolo attivo e
l’attività
dell’Amministrazione provinciale che si è
prodigata, a
fianco degli altri enti del territorio, per risolvere questa
straordinaria emergenza esclusivamente per la spiccata
sensibilità
ambientale e non per obblighi derivanti dalla normativa; infatti sia
il “Decreto Ronchi” sia il D.M. 471/99 (regolamento
per la
politica dei siti inquinanti), non prevedono alcuna competenza
specifica o responsabilità di sorta della Provincia per le
procedure di bonifica. Nonostante ciò, già dal
2001,
l’Amministrazione provinciale aveva impegnato ingenti
risorse,
quasi 1 miliardo e mezzo di vecchie lire, per concorre al
cofinanziamento degli interventi di bonifica. Enorme la
preoccupazione per l’incalcolabile danno
d’immagine, prima ancora
che degli ingenti oneri economici, che subirebbe il territorio e la
città di Ascoli Piceno (candidata a far parte al Patrimonio
dell’Unesco), se si giungesse alla sentenza di condanna
definitiva,
un evento che costituirebbe un fatto unico e senza precedenti a
livello nazionale ed europeo. La somma complessivamente assegnata
dalla Provincia dal 2001 al Comune di Ascoli Piceno è stata
di
725 mila euro, ossia la metà dell’importo ritenuto
necessario di circa 3 miliardi di vecchie lire dell’ipotesi
progettuale elaborata dal Comune di Ascoli nel 1998 (Le somme sono
state impegnate ben 3 anni prima della sentenza della Corte Europea
del 16 dicembre 2004).
Latitante
invece è stata l’amministrazione comunale guidata
dal
sindaco Celani, che come in molti altri casi, ha trascurato e
sottovalutato il problema, fino a quando non si è avviata la
procedura d’urgenza della Commissione Europea. Ora nella
situazione
finanziari precaria, con le casse comunali vuote e di fronte
all’impossibilità di poter accendere mutui per gli
anni 2007
e 2008 avendo sforato il patto di stabilità,
l’amministrazione
è stata presa dal panico.
Il
“triunvirato” Celani-Ciccanti-Castelli, tramite il
presidente del
Consiglio Camela in occasione della riunione dei capi gruppo ha
comunicato con soli tre giorni di preavviso di aver fissato per
sabato 21 ottobre 2006 alle ore 9.30 un consiglio comunale aperto per
discutere sui tagli agli enti locali previsti dalla legge
finanziaria, al fine di alzare una cortina fumosa e poter
giustificare il sostanzioso aumento della pressione fiscale locale
che nei prossimi mesi si abbatterà come una mannaia sui
nostri
concittadini. Mentre i tagli previsti alla spesa degli enti locali
hanno lo scopo di stimolare le amministrazioni locali ad avviare dei
percorsi virtuosi che permettano di evitare gli sprechi (notevoli e
ben visibili anche nella nostra città a chi vuol vedere e
non
girare la testa da un’altra parte) e contrarre la spesa
pubblica,
l’amministrazione comunale strumentalizza, in maniera bieca
ed
opportunistica, a danno dell’intera collettività
cittadina,
un presunto accanimento del centrosinistra verso gli enti locali, per
mascherare ed occultare le proprie gravissime inadempienze degli
ultimi 5 anni, oltre al caso gravissimo di questi giorni della
discarica di Campolungo che costerà alla nostra
città
ben oltre 10 milioni di euro. Il centrosinistra cittadino si
è
opposto al consiglio comunale aperto, chiedendo che fosse spostato
alla data del 28 ottobre 2006 al fine di permettere la partecipazione
anche di un rappresentante del governo, ovvero del sottosegretario
Colonnella e del presidente Rossi, entrambi impegnati come anche il
Sindaco ben sapeva nella data del 21 ottobre ad una assemblea
nazionale degli enti locali.
Il
centro sinistra non parteciperà al consiglio comunale aperto
e
accoglierà la cittadinanza all’ingresso del
palazzo dei
capitani e attraverso un volantinaggio cercherà di spiegare
la
strumentalizzazione cui tende l’iniziativa
dell’amministrazione
con la quale si perpetra nella costante opera di disinformazione
evitando di affrontare in modo serio e responsabile un problema
enorme cui la città si troverà presto a fare i
conti.
Siete
tutti invita a partecipare.
A
presto,
Giuseppe
Iachetti