Oggi un tema molto
ricorrente sulle pagine della
stampa, nella pubblica opinione, e negli ambienti politici è
quello che concerne un nuovo progetto per un “Ospedale di
Vallata”
che d’un tratto risolverebbe tutti i problemi della
sanità
locale. Riteniamo che il miglioramento infrastrutturale e tecnologico
raggiunto dall’Ospedale Generale
“Mazzoni” di Ascoli, così
come dall’Ospedale di San Benedetto del Tronto, sui quali
sono
state giustamente investite notevoli risorse, debba proseguire
attraverso il loro consolidamento soprattutto nella direzione
dell’innalzamento della professionalità e delle
eccellenze.
Detto ciò,
però, non intendiamo scendere
sul campo della contrapposizione tra i sostenitori del progetto del
nuovo “Ospedale di Vallata” da una parte e i suoi
detrattori
dall’altra. Preferiamo prioritariamente parlare di altro,
preferiamo parlare di come sia tutelato sul nostro territorio il
diritto alla salute e quali investimenti progettuali futuri si
intendono intraprendere per migliorare il livello qualitativo del
nostro servizio sanitario locale. La tutela di un diritto chiama
sempre in causa anche la politica. Essa infatti deve tornare ad
interrogarsi sui futuri possibili scenari di un tema importante come
la salute che riguarda tutti i cittadini. Diritto alla salute non
significa solo cura della malattia, ma anche prevenzione e protezione
sociale, specie nei casi di patologie non guaribili, ma curabili con
una buona assistenza (vedi il caso dell’Alzheimer). Questo
comporta
una nuova riclassificazione tra prestazioni sanitarie e prestazioni
sociali, con spostamenti a favore di queste ultime di ingenti risorse
finanziarie. Può sembrare paradossale che in un periodo di
risorse in diminuzione per la sanità si proponga di
spostarne
una parte considerevole verso i servizi sociali, ma a ben vedere
è
l’unica soluzione possibile alla probabile crisi che
deriverà
nel settore sanitario dalla contrapposizione tra esigenze crescenti
di sempre nuove prestazioni e disponibilità economiche in
diminuzione. Infatti se tante prestazioni sanitarie, ripulite da
invasivi e inutili interventi medici, si considereranno
attività
di prevenzione e di assistenza sociale, esse costeranno molto meno,
sia per la diminuzione dell’utilizzo di attrezzature e
medicine,
sia per il minor costo del personale addetto (diminuirebbe inoltre
anche la burocrazia amministrativa che nel settore della
sanità
ha assunto oggi un peso eccessivo anche in termini di costi). Bisogna
quindi spostare risorse dalla sanità al welfare,
considerato però un unicum di attività,
perché
il diritto alla salute significa soprattutto il diritto a mantenere
una buona qualità della vita, in tutte le sue fasi, e non
solo
cure mediche o interventi chirurgici, in senso stretto. Questa
“riunificazione” del settore sanitario con quello
sociale
dovrebbe anche essere l’occasione per superare la logica
“aziendalista” che oggi impera nella
sanità e che è
una logica assurda, soprattutto in questo settore, perché
adotta una filosofia mercantile anziché una filosofia di
tutela dei diritti. Questa nuova prospettiva presuppone anche un
cambiamento culturale, ossia rimettere al primo posto il rispetto
della dignità della persona e non l’interesse dei
medici e
delle multinazionali farmaceutiche. A questo proposito è
interessante la recente proposta del ministro Livia Turco di una
“pagella” dei pazienti in cui sarà data
la possibilità
agli utenti di esprimere la propria valutazione tramite
un’apposita
“cartella clinica del cittadino” che lo
accompagnerà
durante tutti i trattamenti sanitari ricevuti. Ciò
significa,
inoltre, una diminuzione drastica di bisogni medici
“indotti”
(come l’eccessivo ricorso ad inutili e ripetute analisi di
ogni
tipo), e significa anche individuare nuove tutele legali per i medici
(essi infatti non possono essere accusati di non aver fatto tutto il
necessario per i loro pazienti, da parte delle famiglie, quando il
rapporto fiduciario viene meno, altrimenti continueranno a fare di
tutto e di più anche se inutile). In conseguenza di tutto
ciò
occorrerebbe che a livello istituzionale vengano riunificati anche i
settori che si occupano di sanità e sociale con a capo un
unico assessore, altrimenti sarebbe impossibile adottare
un’unica
strategia. Qui torna in ballo la politica, che deve riappropriarsi di
una funzione guida anche nella tutela della salute, elaborando
strategie e regolando le conseguenti funzioni operative.
Giuseppe
Iachetti
(Presidente
Alveare)