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VOGLIAMO PARLARE 

DI 

DIRITTO ALLA SALUTE!

Oggi un tema molto ricorrente sulle pagine della stampa, nella pubblica opinione, e negli ambienti politici è quello che concerne un nuovo progetto per un “Ospedale di Vallata” che d’un tratto risolverebbe tutti i problemi della sanità locale. Riteniamo che il miglioramento infrastrutturale e tecnologico raggiunto dall’Ospedale Generale “Mazzoni” di Ascoli, così come dall’Ospedale di San Benedetto del Tronto, sui quali sono state giustamente investite notevoli risorse, debba proseguire attraverso il loro consolidamento soprattutto nella direzione dell’innalzamento della professionalità e delle eccellenze. Detto ciò, però, non intendiamo scendere sul campo della contrapposizione tra i sostenitori del progetto del nuovo “Ospedale di Vallata” da una parte e i suoi detrattori dall’altra. Preferiamo prioritariamente parlare di altro, preferiamo parlare di come sia tutelato sul nostro territorio il diritto alla salute e quali investimenti progettuali futuri si intendono intraprendere per migliorare il livello qualitativo del nostro servizio sanitario locale. La tutela di un diritto chiama sempre in causa anche la politica. Essa infatti deve tornare ad interrogarsi sui futuri possibili scenari di un tema importante come la salute che riguarda tutti i cittadini. Diritto alla salute non significa solo cura della malattia, ma anche prevenzione e protezione sociale, specie nei casi di patologie non guaribili, ma curabili con una buona assistenza (vedi il caso dell’Alzheimer). Questo comporta una nuova riclassificazione tra prestazioni sanitarie e prestazioni sociali, con spostamenti a favore di queste ultime di ingenti risorse finanziarie. Può sembrare paradossale che in un periodo di risorse in diminuzione per la sanità si proponga di spostarne una parte considerevole verso i servizi sociali, ma a ben vedere è l’unica soluzione possibile alla probabile crisi che deriverà nel settore sanitario dalla contrapposizione tra esigenze crescenti di sempre nuove prestazioni e disponibilità economiche in diminuzione. Infatti se tante prestazioni sanitarie, ripulite da invasivi e inutili interventi medici, si considereranno attività di prevenzione e di assistenza sociale, esse costeranno molto meno, sia per la diminuzione dell’utilizzo di attrezzature e medicine, sia per il minor costo del personale addetto (diminuirebbe inoltre anche la burocrazia amministrativa che nel settore della sanità ha assunto oggi un peso eccessivo anche in termini di costi). Bisogna quindi spostare risorse dalla sanità al welfare, considerato però un unicum di attività, perché il diritto alla salute significa soprattutto il diritto a mantenere una buona qualità della vita, in tutte le sue fasi, e non solo cure mediche o interventi chirurgici, in senso stretto. Questa “riunificazione” del settore sanitario con quello sociale dovrebbe anche essere l’occasione per superare la logica “aziendalista” che oggi impera nella sanità e che è una logica assurda, soprattutto in questo settore, perché adotta una filosofia mercantile anziché una filosofia di tutela dei diritti. Questa nuova prospettiva presuppone anche un cambiamento culturale, ossia rimettere al primo posto il rispetto della dignità della persona e non l’interesse dei medici e delle multinazionali farmaceutiche. A questo proposito è interessante la recente proposta del ministro Livia Turco di una “pagella” dei pazienti in cui sarà data la possibilità agli utenti di esprimere la propria valutazione tramite un’apposita “cartella clinica del cittadino” che lo accompagnerà durante tutti i trattamenti sanitari ricevuti. Ciò significa, inoltre, una diminuzione drastica di bisogni medici “indotti” (come l’eccessivo ricorso ad inutili e ripetute analisi di ogni tipo), e significa anche individuare nuove tutele legali per i medici (essi infatti non possono essere accusati di non aver fatto tutto il necessario per i loro pazienti, da parte delle famiglie, quando il rapporto fiduciario viene meno, altrimenti continueranno a fare di tutto e di più anche se inutile). In conseguenza di tutto ciò occorrerebbe che a livello istituzionale vengano riunificati anche i settori che si occupano di sanità e sociale con a capo un unico assessore, altrimenti sarebbe impossibile adottare un’unica strategia. Qui torna in ballo la politica, che deve riappropriarsi di una funzione guida anche nella tutela della salute, elaborando strategie e regolando le conseguenti funzioni operative.

Giuseppe Iachetti
(Presidente Alveare)

 
G.A.S. Alveare

GasAlveare

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