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Bullismo, a scuola coinvolge 8 su 10
E per le
ragazze rischio anoressia
Fenomeno in crescita:
più 5%. E l'81% sostiene di avere comportamenti scorretti
per
dimostrare coraggio
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Quasi otto ragazzi delle
scuole medie su dieci hanno conosciuto da vicino atti di bullismo, o
perché ne sono stati vittima, o perché lo hanno subito
i loro amici. E se in teoria il 75% dei giovani dichiara che è
giusto che la vittima di questi maltrattamenti cerchi aiuto in un
genitore o comunque in una persona adulta, all'atto pratico il 53%
afferma che se accadesse a lui si difenderebbe da solo.
I dati,
che segnano un aumento del fenomeno di circa il 5% rispetto l'anno
scorso, sono stati presentati a Milano dalla Società italiana
di Pediatria, che ha condotto un'indagine sulle abitudini e sugli
stili di vita degli adolescenti. Lo studio è stato presentato
nel corso di una giornata in cui è stato anche lanciato
l'allarme sull'eccesso di tv di cui sono vittima i bambini.
Cresce
il bullismo. Dall'inchiesta, che ha coinvolto più di 1.200
ragazzi tra i 12 e i 14 anni, emerge che sono più i ragazzi
delle ragazze ad assistere ad atti di bullismo (77% contro il 68%),
senza differenze significative tra il Nord e il Sud del Paese. Cresce
anche il giudizio negativo che i giovanissimi danno di chi, vittima
di bullismo, cerca aiuto in un adulto: il 24% considera "fifone"
o "spia" chi non cerca di difendersi da solo. I pediatri
comunque sottolineano che il bullismo riguarda ormai quasi allo
stesso modo sia i maschi sia le femmine; e che il fenomeno del
bullismo femminile, anche se meno fisico e più psicologico,
non è certo meno dannoso.
Le
motivazioni. La stragrande maggioranza (86-87%) dei partecipanti
all'indagine considera pericolose azioni come fumare spinelli,
guidare senza patente, rubare o avere rapporti sessuali non protetti;
ma quasi il 62% dichiara di assumere apposta questi atteggiamenti,
soprattutto per "dimostrare il proprio coraggio" (81% dei
casi) e "per sentirsi grandi" (71%).
Troppa
tv. Il 30% dei bambini italiani passa troppe ore davanti alla
televisione. Ma c'è una nota positiva: nel 2006, per la prima
volta dal 1997, il loro numero ha cominciato a diminuire. Il
problema, secondo Giuseppe Saggese della Sip, "non è solo
la latitanza della famiglia e della scuola: i giovani sono sempre più
immersi in un mondo mediatico, guardano troppa televisione, hanno il
computer, il cellulare, e il loro modo di comunicare è
totalmente cambiato".
Disturbi alimentari. "Con
sole due ore al giorno di televisione - continua Saggese - passano
davanti ai loro occhi più di 5 mila spot di prodotti
alimentari, e bisogna ricordare che, come si legge dai dati
dell'indagine, il 90,8% dei giovani desidera ciò che vede in
pubblicità. Se aggiungiamo che oltre il 70% dichiara di
'mangiucchiare' davanti alla tv, e che i programmi presentano sempre
più un modello di bellezza ispirato all'essere magri, non è
difficile vedere in questo una causa dei disturbi della condotta
alimentare".
Rischio
anoressia. Sempre dall'indagine si legge che il 60% delle ragazze
"vorrebbe essere più magra"; circa una giovane su
quattro ha provato una dieta, mentre un altro 15% circa vorrebbe
iniziarne una. Solo il 32% di chi l'ha già fatta si è
rivolto al medico, mentre la restante percentuale si fa consigliare
da amici, dai siti internet o si auto-prescrive la dieta.
I
limiti della scuola. a Secondo i pediatri, la scuola non aiuta
molto a insegnare uno stile di vita corretto e meno sedentario:
"Servirebbe fare meno ore di latino e greco - conclude Saggese -
e più ore di educazione sessuale e di educazione fisica.
Adesso ne viene fatta solo un'ora, al massimo due, mentre ne
servirebbero almeno il doppio. Le palestre delle scuole dovrebbero
essere usate di più, magari anche impiegandole a basso costo
per far muovere i giovani al di fuori dell'orario scolastico".
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