Amato:
"Avanza
un'onda populista, soltanto il Pd la potrà
fermare"
Il ministro
dell'Interno ammonisce Ds e Margherita a non ripiegare sull'ipotesi
della federazione: "Rischiamo un Pim Fortuyn italiano"
di
Massimo Giannini
ROMA - "Sono
allarmato. Le sfide della modernità, dalla bioetica alla
sicurezza alla globalizzazione, impongono una svolta al sistema
politico. Se non si accelera sul partito democratico, noi rischiamo
un'ondata di anti-politica che può travolgere tutto".
Giuliano riprova a suonare la campana dell'ultimo giro al
centrosinistra. Di fronte alle polemiche fra Ds e Margherita, sulla
Finanziaria e sui Pacs, il ministro dell'Interno avverte: "L'Italia
è ormai una democrazia che scricchiola. Si rischia una
deriva
populista, l'avvento di un Pim Fortuyn italiano, che mette insieme
tutte le rabbie diffuse nel Paese e finisce per sfasciare culture,
partiti e istituzioni".
Ministro Amato,
perché tanto pessimismo? L'apertura arrivata dal Partito
socialista europeo nei confronti dell'esperimento italiano non le
sembra un fatto positivo?
"Vorrei
partire proprio da qui. E' verissimo, l'accoglienza al congresso del
Partito socialista europeo nei confronti dell'idea del nostro partito
democratico è stata molto positiva in effetti. Negli anni
scorsi non sarebbe stato così. E in un passato neanche
troppo
remoto, avremmo registrato una chiusura burocratica: se non ti chiami
socialista non ti prendo. Oppure ti prendo purché sulla tua
targa ci sia scritto "socialista", come accadde per alcuni
partiti comunisti dell'Est. Ad Oporto, invece, è emersa una
indicazione molto incoraggiante. Ma poi, proprio in questa
novità,
cogli qualcosa che, se riportato alla realtà italiana, ti fa
sentire a disagio. Io, per esempio, a Oporto non c'ero...".
Appunto.
Perché lei non c'era?
"Ero
stato eletto vice presidente unico del Pse in rappresentanza di due
partiti socialisti italiani che sembravano convergere verso uno
sbocco comune. Ma negli ultimi due anni, purtroppo, c'è
stata
una crescente divaricazione tra Ds e Sdi. Per questo, io che li avevo
rappresentati entrambi, non me la sono sentita di andare a Oporto".
Quindi
lei oggi suona un campanello d'allarme. L'Europa guarda con interesse
al cantiere dei riformisti italiani, ma in Italia il partito
democratico non riesce a fare passi avanti. E' così?
"I
passi ci sono, ma l'allarme suona lo stesso. Eccome se suona. Per
questo dovrebbe spingerci ad ascoltarlo con molta attenzione. Ma
santo iddio, come si fa a non tener conto di quello che molto
giustamente ha scritto Eugenio Scalfari, cioè che in questo
paese si sta rompendo, o forse si è già rotto, lo
specchio? E come non capire che questa mia piccola vicenda personale,
in fondo, è un frammento di questa rottura? Il problema
è
che i pezzi sono sempre più numerosi, e producono solo tanta
confusione e tanta inquietudine".
Quali
segnali la preoccupano?
"Ma
non lo vede? Neanche i partiti che si autodefiniscono socialisti
riescono a trovare in Italia una strada comune. E la ricerca
è
così difficile anche per quelli che si sono messi in cammino
verso il partito democratico. La preservazione delle
identità
precedenti è ormai diventata più importante di
quella
identità comune che invece bisognerebbe trovare".
In
tutte le riunioni non si fa altro che rilanciare la
necessità
di mettersi insieme. Perché poi non si trova la sintesi?
"Proprio questa è
la difficoltà. Quando parli di problemi del mondo sei
confortato. Esci da seminari come quello di Orvieto, e ti senti
più
ottimista. Ma quando passi ai processi concreti, ciascuno si trova
assillato e trascinato da tiranti che ci portano solo verso il
passato. La mediazione, allora, è più difficile e
difficile è mettere insieme le tessere, che in questo caso
non
sono quelle del mosaico, ma quelle dei partiti che dovrebbero
convergere. Mi passi un luogo comune: mai come in questo caso stiamo
discutendo sulla tolda del Titanic. Lo specchio che si è
rotto
è la nostra società. Come ha osservato
opportunamente
Prodi, l'Italia è impazzita. Il senso delle parole di Romano
era molto chiaro: i pezzi dello specchio non stanno più
insieme".