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Di seguito troverete un’intervista al Ministro Amato pubblicata domenica su “La Repubblica” che vi invito a leggere con attenzione poiché ritengo sia un’attenta lettura dell’attuale situazione politica e sociale del nostro paese e credo possa essere spunto per un momento serio momento di riflessione.


Giuseppe Iachetti


Amato: "Avanza un'onda populista, soltanto il Pd la potrà fermare"

Il ministro dell'Interno ammonisce Ds e Margherita a non ripiegare sull'ipotesi della federazione: "Rischiamo un Pim Fortuyn italiano"

di Massimo Giannini

ROMA - "Sono allarmato. Le sfide della modernità, dalla bioetica alla sicurezza alla globalizzazione, impongono una svolta al sistema politico. Se non si accelera sul partito democratico, noi rischiamo un'ondata di anti-politica che può travolgere tutto". Giuliano riprova a suonare la campana dell'ultimo giro al centrosinistra. Di fronte alle polemiche fra Ds e Margherita, sulla Finanziaria e sui Pacs, il ministro dell'Interno avverte: "L'Italia è ormai una democrazia che scricchiola. Si rischia una deriva populista, l'avvento di un Pim Fortuyn italiano, che mette insieme tutte le rabbie diffuse nel Paese e finisce per sfasciare culture, partiti e istituzioni".


Ministro Amato, perché tanto pessimismo? L'apertura arrivata dal Partito socialista europeo nei confronti dell'esperimento italiano non le sembra un fatto positivo?


"Vorrei partire proprio da qui. E' verissimo, l'accoglienza al congresso del Partito socialista europeo nei confronti dell'idea del nostro partito democratico è stata molto positiva in effetti. Negli anni scorsi non sarebbe stato così. E in un passato neanche troppo remoto, avremmo registrato una chiusura burocratica: se non ti chiami socialista non ti prendo. Oppure ti prendo purché sulla tua targa ci sia scritto "socialista", come accadde per alcuni partiti comunisti dell'Est. Ad Oporto, invece, è emersa una indicazione molto incoraggiante. Ma poi, proprio in questa novità, cogli qualcosa che, se riportato alla realtà italiana, ti fa sentire a disagio. Io, per esempio, a Oporto non c'ero...".
 
Appunto. Perché lei non c'era?


"Ero stato eletto vice presidente unico del Pse in rappresentanza di due partiti socialisti italiani che sembravano convergere verso uno sbocco comune. Ma negli ultimi due anni, purtroppo, c'è stata una crescente divaricazione tra Ds e Sdi. Per questo, io che li avevo rappresentati entrambi, non me la sono sentita di andare a Oporto".


Quindi lei oggi suona un campanello d'allarme. L'Europa guarda con interesse al cantiere dei riformisti italiani, ma in Italia il partito democratico non riesce a fare passi avanti. E' così?
"I passi ci sono, ma l'allarme suona lo stesso. Eccome se suona. Per questo dovrebbe spingerci ad ascoltarlo con molta attenzione. Ma santo iddio, come si fa a non tener conto di quello che molto giustamente ha scritto Eugenio Scalfari, cioè che in questo paese si sta rompendo, o forse si è già rotto, lo specchio? E come non capire che questa mia piccola vicenda personale, in fondo, è un frammento di questa rottura? Il problema è che i pezzi sono sempre più numerosi, e producono solo tanta confusione e tanta inquietudine".


Quali segnali la preoccupano?


"Ma non lo vede? Neanche i partiti che si autodefiniscono socialisti riescono a trovare in Italia una strada comune. E la ricerca è così difficile anche per quelli che si sono messi in cammino verso il partito democratico. La preservazione delle identità precedenti è ormai diventata più importante di quella identità comune che invece bisognerebbe trovare".


In tutte le riunioni non si fa altro che rilanciare la necessità di mettersi insieme. Perché poi non si trova la sintesi?

"Proprio questa è la difficoltà. Quando parli di problemi del mondo sei confortato. Esci da seminari come quello di Orvieto, e ti senti più ottimista. Ma quando passi ai processi concreti, ciascuno si trova assillato e trascinato da tiranti che ci portano solo verso il passato. La mediazione, allora, è più difficile e difficile è mettere insieme le tessere, che in questo caso non sono quelle del mosaico, ma quelle dei partiti che dovrebbero convergere. Mi passi un luogo comune: mai come in questo caso stiamo discutendo sulla tolda del Titanic. Lo specchio che si è rotto è la nostra società. Come ha osservato opportunamente Prodi, l'Italia è impazzita. Il senso delle parole di Romano era molto chiaro: i pezzi dello specchio non stanno più insieme".


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